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L'opera
fa parte del gruppo di disegni di Michelangelo detti presentation
drawings. Con questa definizione, coniata da Johannes Wilde, si intendono
i pochi fogli realizzati dall'artista non a fini progettuali o di
studio, ma, dichiaratamente, per farne dei doni: invenzioni altamente
elaborate, dai soggetti complessi, sempre profani e spesso di non
facile interpretazione. E infatti Cleopatra fu eseguita per Tommaso
Cavalieri, il giovane romano conosciuto da Michelangelo nel 1532,
e destinatario del gruppo più consistente, e straordinario
per qualità, di questi disegni. Nel 1562, vivente ancora Michelangelo,
Tommaso Cavalieri si trovò costretto a regalare il disegno
al duca Cosimo I dei Medici, accompagnando però il dono con
una lettera nella quale affermava che privarsi di quell'opera gli
aveva procurato non meno sofferenza della perdita di un figlio; infatti,
nell'imminenza di separasene, ne volle far eseguire una copia da un
"maestro amico suo", come risulta da una lettera del 24
gennaio 1562 dell'ambasciatore di Cosimo I alla corte papale, Averardo
Serristori. Nel 1614 la Cleopatra, per volontà di Cosimo II,
giunse però in Casa Buonarroti.
Da quando, nell'agosto del 1988, una operazione di restauro su questo
foglio permise di ritrovare, sul suo verso, un altro disegno autografo
di Michelangelo, la notizia non cessa di suscitare interesse. Nel
corso del restauro il disegno fu infatti liberato del controfondo,
e si scoprì un'altra immagine di Cleopatra, identica come invenzione,
con lo stesso movimento dell'acconciatura che diventa serpente, ma,
rispetto alla nobile rifinita classicità del recto, molto più
immediata ed esprimente viva angoscia. Accanto al volto dell'antica
regina egiziana si vede, appena accennato, un profilo di vecchio.
Le opere di Michelangelo vennero di frequente e attraverso i secoli
copiate e tradotte in altre tecniche da molti artisti: il fatto che
di questo verso non esistano copie induce a supporre che il disegno
sia stato coperto molto precocemente. |
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