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Michelangelo, Casa Buonarroti, Santa Croce: una storia che diventa comune

Nel nome di Michelangelo è un progetto che, unendo due dei luoghi simbolo della vita del grande artista, si propone di accompagnare il visitatore nel viaggio alla scoperta di Michelangelo a Firenze, nella sua vita e fino alla sua consacrazione estrema di artista immortale.

Il Progetto

Santa Croce, il quartiere dove Michelangelo abitò per molti anni e dove si trova la Casa abitata dai suoi discendenti e attualmente museo; Santa Croce, la chiesa nella quale, per obbedire alla volontà dell’artista più volte e in varie circostanze espressa, egli trovò sepoltura. Ecco i due punti estremi che segnano il percorso di un progetto che l’Opera di Santa Croce e la Fondazione Casa Buonarroti intendono percorrere.
Il progetto prenderà avvio dal mese di aprile di quest’anno, con l’offerta di percorsi di visita congiunti tra il Museo della Casa Buonarroti e il Complesso monumentale di Santa Croce. Le due istituzioni trovano infatti un importante punto d’incontro nel nome di Michelangelo: dai capolavori della prima giovinezza esposti in Casa Buonarroti al luogo di sepoltura, da sempre auspicato dall’artista, nella chiesa di Santa Croce. Questa nuova iniziativa tende anche a valorizzare la storia del quartiere di Santa Croce con attività culturali e promozionali nelle due sedi, che verranno programmate nel corso dell’anno e, nella speranza dei promotori del progetto, anche negli anni a venire, perché il quartiere abbia tempo e modo di ritrovare nell’iniziativa la sua identità più vera e profonda.
Il discorso inizia, dunque, dalla prima giovinezza di Michelangelo, dai suoi rapporti con la famiglia che per tutta la sua vita proseguirono ininterrotti, dall’acquisto, nel 1508, di alcune modeste casette situate nell’area dove ora sorge il palazzo secentesco di via Ghibellina 70. Qui Michelangelo stesso abitò, a partire dal 1516, insieme con i familiari, quando la committenza medicea non lo spingeva a cercar marmi a Carrara o a Pietrasanta.

A partire dal 1525, il modesto complesso di via Ghibellina risulta dato interamente in affitto. Michelangelo vive altrove; tuttavia, una preoccupazione costante, perfino ossessiva si ricava dal suo carteggio: il desiderio che i suoi abitassero una “casa onorevole nella città”, la volontà di affidare per il tempo a venire il nome della propria famiglia a un edificio in Firenze che ne segnasse ad alto livello la nobiltà e il prestigio. L’artista non vide però attuate queste sue aspirazioni; e bisognò arrivare al suo pronipote Michelangelo Buonarroti il Giovane perché nella prima metà del Seicento sorgesse il palazzo che ancora possiamo vedere e visitare. Uno dei più curiosi rapporti fra Santa Croce e Casa Buonarroti risale proprio a quando Michelangelo il Giovane scoprì, abbandonata nella Sagrestia della basilica, la preziosa predella di Giovanni di Francesco con Storie di San Nicola, il cui passaggio nelle sue mani trattò col sagrestano, per collocarla poi, sontuosamente incorniciata, nelle sale del palazzo che stava arredando e decorando a maggior gloria del grande avo, della famiglia, e anche della città natale. Ecco una bella storia, che verrà ampiamente raccontata nell’ambito del progetto.
Con il tramite di incontri, conferenze ed esposizioni si cercherà infatti di ricordare al quartiere il veritiero rapporto che con esso ebbe Michelangelo, fino alla sua morte, quando il nipote ed erede Leonardo Buonarroti, come racconta Benedetto Varchi, “per essequire la volontà del zio aveva con presta e perciò buona resoluzione cautamente cavato il corpo di Roma e, come fussi una mercatanzia, inviatolo alla patria in una balla”. Varchi aggiunge che la cassa doveva essere “scaricata a Santa Croce, dove tutti li antenati di Michelagnolo si riposano”.
Per la sua sepoltura in Santa Croce Michelangelo aveva inizialmente pensato e creato quella straordinaria opera scultorea oggi conosciuta come Pietà dell’Opera del Duomo e conservata al Museo dell’Opera di Santa Maria del Fiore a Firenze.
Tuttavia, alla sua morte, affidato a Giorgio Vasari il compito di erigere il suo monumento funebre, questa Pietà non verrà utilizzata nella composizione del sepolcro che oggi vediamo collocato all’inizio della navata destra della Basilica, accanto alla tomba di famiglia.
Insieme a Michelangelo, dal 1400 al 1858 saranno oltre sessanta gli antenati e i discendenti dell’artista che troveranno riposo in Santa Croce, secondo quanto testimoniano i registri dell’Archivio Storico dell’Opera.

Complesso Monumentale di Santa Croce

Santa Croce è uno dei maggiori esempi di gotico in Italia e la più ampia chiesa francescana nel mondo. Venne edificata a spese della popolazione della Repubblica fiorentina, sopra una piccola chiesa che i frati nel 1252 avevano costruito fuori dalle mura della città. Il piano di edificazione della nuova chiesa (fondata nel 1294) venne affidato ad Arnolfo di Cambio, il più grande architetto dell’epoca.
Con la sua imponente architettura gotica, i suoi cicli di affreschi, le pale d’altare, le preziose vetrate, le numerose sculture, la Basilica rappresenta una delle pagine più significative della storia dell’arte fiorentina dal Duecento in avanti. Al suo interno contiene opere di Cimabue, Giotto, Maso di Banco, Giovanni da Milano, Brunelleschi, Michelozzo, Donatello, Domenico Veneziano, Della Robbia, Benedetto da Maiano, Giuliano da San Gallo, Bronzino, Vasari, Canova e altri. La presenza di Giotto e di tutta la sua scuola, in particolare, la rende un compendio straordinariamente completo dell’arte del Trecento.
Durante i sette secoli dalla sua fondazione è stata più volte riprogettata e ridisegnata, acquisendo sempre nuovi valori simbolici: da chiesa francescana a edificio religioso con funzione civile per le grandi famiglie e le corporazioni della Firenze medicea, da laboratorio e bottega artistica a centro teologico, da Pantheon delle glorie italiane a luogo di riferimento, nel XIX secolo, della storia politica della nuova nazione italiana.
In Santa Croce sono custodite le radici di quella cultura e di quei valori sui quali, unificato il territorio italiano, si sono andati a costruire, a formare, ad educare generazioni di italiani. Definita dal Foscolo Tempio delle itale glorie, Santa Croce ospita le tombe dei grandi ( da Michelangelo a Galileo, da Rossini a Foscolo, da Machiavelli ad Alfieri).
Gli spazi annessi alla Basilica formano un insieme architettonico che, attorno a quattro chiostri – chiostro del noviziato, chiostrino antico, primo chiostro (detto di Arnolfo), secondo chiostro (brunelleschiano) – offre percorsi di visita alla rinascimentale Cappella de’ Pazzi, al Museo dell’Opera, al Cenacolo.
Negli spazi dell’attuale museo e dell’annesso Grande Refettorio, con lo sfondo del grande affresco di Taddeo Gaddi rappresentante l’Ultima Cena sovrastata dall’Albero della Vita, il grande Crocifisso ligneo di Cimabue, opera illustre e simbolo della drammatica alluvione del 1966.
Ed ancora, custoditi ed esposti in questo luogo i tanti capolavori che testimoniano le storia secolare di questo complesso e della sua città: dagli affreschi staccati del Trionfo della Morte di Andrea Orcagna, alla Discesa al Limbo di Agnolo Bronzino, insieme ad opere di Alessandro Allori, Salviati, Cigoli, Della Robbia, Donatello, Giotto, Domenico Veneziano, Nardo di Cione, Lorenzo Monaco, Pietro Nelli, Lorenzo di Niccolò.

orari di apertura: Lunedì – Sabato: 9:30 – 17:30
Domenica e festività: 13:00 – 17:30
www.santacroceopera.it

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