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"UNA CASA ONOREVOLE NELLA CITTÀ"
LA CASA BUONARROTI
centocinquanta anni dopo l'apertura al pubblico del suo museo

Giovedì 10 dicembre, ore 17
Accademia delle Arti del Disegno, Sala delle Adunanze, Palazzo dei Beccai
Via Orsanmichele, 4 Firenze

Giovedì 10 dicembre alle ore 17 presso l'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze si terrà l'incontro sul tema "Una casa onorevole nella città". La Casa Buonarroti centocinquanta anni dopo l'apertura al pubblico, interverranno Luigi Zangheri, Presidente dell'Accademia delle Arti del Disegno, Eugenio Giani, Presidente della Fondazione Casa Buonarroti, Cristina Acidini, Soprintendente Speciale per il Polo Museale Fiorentino e Pina Ragionieri, Direttrice della Fondazione Casa Buonarroti.

I discendenti di Michelangelo, devoti alla memoria del grande avo, di lui raccolsero e conservarono nei secoli nella dimora di famiglia, situata nel centro storico di Firenze, in via Ghibellina, opere d'arte, autografi, documenti: una storia da ripercorrere nell'occasione del centocinquantesimo anniversario dell'apertura al pubblico del Museo della Casa Buonarroti.
Un documento già noto a Gaetano Milanesi e riproposto nel 1965 da Ugo Procacci testimonia che il 3 marzo 1508 Michelangelo acquistò tre case e una casetta tra via Ghibellina e via Santa Maria (poi via dei Marmi sudici e ora via Michelangiolo Buonarroti). Un'altra piccola casa contigua fu acquistata nell'aprile del 1514 dall'artista, che nelle due abitazioni meno anguste del piccolo complesso abitò dal 1516 al 1525, anno in cui si trasferì nel quartiere di San Lorenzo. Fin dal 1516 era infatti impegnato negli interventi per la fabbrica di San Lorenzo: il progetto della facciata della basilica, come si sa rimasto inattuato, la Sagrestia Nuova e la Biblioteca Laurenziana. A partire dal 1525, le case di via Ghibellina risultano tutte e cinque affittate.
Michelangelo vive altrove; tuttavia, una preoccupazione costante, perfino ossessiva si ricava dal suo carteggio, specialmente dopo il trasferimento definitivo a Roma nel 1534: quella di affidare per il tempo a venire il nome della propria famiglia a un edificio in Firenze che corrisponda al concetto da lui stesso racchiuso nell'espressione "casa onorevole nella città". Un risultato apprezzabile non fu ottenuto vivente Michelangelo; e si dovette giungere al 1590 perché il discontinuo interesse del nipote Leonardo, unico erede, approdasse al palazzo di famiglia lungamente ambito dal grande zio.
La fase più significativa fu segnata però dall'opera di uno dei figli di Leonardo, Michelangelo Buonarroti il Giovane, personaggio di grande spicco nel panorama culturale della Firenze della prima metà del Seicento. Questo memore pronipote ampliò il fondo immobiliare; e fu per suo impulso che l'edificio assunse la fisionomia, non solo esterna, che tuttora conserva. Morì nel 1647, compianto, come scrisse il Baldinucci, "non solo da tutti i virtuosi, ma eziandio da tutta la città, a cui erano ben note le sue rare qualità".
All'inizio del secolo XVIII la proprietà tocca, per la sua grande rinomanza e non per diritto di primogenitura, a Filippo Buonarroti, presidente dell'Accademia Etrusca di Cortona, membro dell'Accademia della Crusca, erudito e archeologo di valore. Filippo arricchisce le raccolte familiari con numerose opere etrusche e romane; con lui la Casa torna ad essere, come ai tempi di Michelangelo il Giovane, meta di visitatori illustri, e vive la sua estrema stagione di splendore.
Furono invece anni davvero difficili per il palazzo e per la famiglia quelli a cavallo fra Settecento e Ottocento: nel 1799 il presidio austriaco che governava Firenze decretò la confisca del patrimonio Buonarroti, che fu assegnato all'Ospedale di Santa Maria Nuova. Si giungeva a questo perché l'erede legittimo, il famoso Filippo (1761-1837), rivoluzionario e seguace di Robespierre, era da anni esule in Francia, e per di più in attesa di essere deportato come uno dei protagonisti della Congiura degli Eguali di Babeuf (1796).
Fu con ogni probabilità l'avveduto comportamento della moglie di Filippo, la contessa Elisabetta Conti, a far sì che la proprietà venisse nuovamente assegnata alla famiglia. Nel 1812 infattl il figlio primogenito di Filippo, Cosimo Buonarroti, futuro ministro dell'istruzione pubblica nel governo granducale, riusciva a riprendere possesso del palazzo di via Ghibellina, degradato ormai a tal punto da essere divenuto, come testimonia un documento del tempo, "quasi un abituro della più abbietta classe del popolo". Dopo rilevanti restauri, Cosimo prese dimora nella Casa, nella quale portò come sua sposa, nel 1846, la nobildonna anglo-veneziana Rosina Vendramin, che si dedicò con passione alle memorie familiari.
Il testamento di Cosimo lasciava al godimento pubblico il palazzo di via Ghibellina con tutti i suoi preziosi contenuti; ma alla sua morte, avvenuta nel 1858, pur non essendoci eredi diretti, la consegna della Casa alla città di Firenze avvenne con pesanti contrasti da parte degli eredi indiretti. La costituzione in ente morale fu perciò decretata soltanto l'anno seguente dal granduca Leopoldo II di Lorena, appena un giorno prima di quel 27 aprile in cui lasciò per sempre Firenze. L'atto definitivo porta infatti la data del 28 aprile 1859; e già reca l'intestazione "sotto il regime del governo provvisorio toscano".

Informazioni utili
evento: 150° anniversario dell'apertura al pubblico del Museo della Casa Buonarroti
data: giovedì 10 dicembre ore 17
sede: Accademia delle Arti e del Disegno, sala delle Adunanze, Palazzo dei Beccai
Via Orsanmichele, 4, Firenze
info: tel. +39 055 219642 info@aadfi.it

ufficio stampa
Susanna Holm, Sigma C.S.C.
tel +39 055 2340742 - fax +39 055 244145
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A proposito del Crocifisso di Santo Spirito

Prof. Luciano Berti
Già presidente della Fondazione Casa Buonarroti

Crocifisso di S. Spirito - particolare

Nel marzo del 1998 Pina Ragionieri incontro' Padre Ilario Monti, Rettore della Basilica di Santo Spirito, e con lui parlo' di un'annosa questione: il deposito presso il Museo della Casa Buonarroti del Crocifisso proveniente dal Convento di Santo Spirito e attribuito nel 1962 a Michelangelo da Margrit Lisner.
Direttrice della Casa Buonarroti da ormai quindici anni, per la prima volta la Ragionieri si trovava a diretto confronto con la realtà e col punto di vista di quei Padri agostiniani; e la loro certezza di essere stati privati di un bene prezioso, come ebbe a dirmi subito dopo, la commosse, e anche la convinse. Dovetti convenire che in tanti anni era davvero mancato un diretto contatto tra la Comunità di Santo Spirito e la Casa Buonarroti. Con ogni probabilità tale atteggiamento derivava dal ricordo di quanto era avvenuto negli anni immediatamente successivi al 1964, quando il concetto di "musealizzazione" dell'opera d'arte aveva trovato una delle sue attuazioni nella vicenda del Crocifisso di Santo Spirito. Sta di fatto che il 27 marzo 1998 dalla Casa Buonarroti partì una lettera diretta al Soprintendente Antonio Paolucci, nella quale si affermava che, nel pieno rispetto delle rispettive competenze, da parte nostra nessun ostacolo sarebbe stato posto contro il ritorno dell'opera al suo luogo di origine.
In anni ancora recenti, la politica da noi seguita è stata quella del recupero di quanto del patrimonio artistico e di memorie della Casa Buonarroti restava separato dal palazzo di Via Ghibellina. Gli esempi potrebbero essere molti, ma basterà citare qui il ritorno dei 169 volumi dell'Archivio Buonarroti da una quasi centenaria permanenza presso la Biblioteca Medicea Laurenziana, o l'allestimento nel nostro museo di una sala archeologica nella quale confluirono circa ottanta preziosi pezzi che dal 1882 giacevano in deposito presso il Museo Archeologico.
La restituzione del Crocifisso per noi vuol dire anche rientrare in questa logica. Siamo percio' lieti di aver provocato l'avverarsi di un evento lungamente ambito dai Padri di Santo Spirito, e che ha trovato il consenso unanime non solo delle istituzioni fiorentine ma anche, ne sono convinto, dei nostri concittadini.

(Da Il Crocifisso di Santo Spirito, Firenze 2000)