|
|
| |
La
Madonna della scala, di cui non si conoscono menzioni durante
la vita di Michelangelo, viene citata per la prima volta nell'edizione
giuntina (1568) delle Vite di Giorgio Vasari, dove si riferisce che
l'opera era stata donata "non è molti anni" da Leonardo
Buonarroti, nipote dell'artista, al duca Cosimo I, "il quale
la tiene per cosa singularissima". Prima di questo dono, molto
probabilmente l'opera era sempre rimasta nella casa dell'artista in
via Ghibellina, dove tornò nel 1616, quando il granduca Cosimo
II la restituì a Michelangelo il Giovane, come segno di riconoscimento
per l'opera di glorificazione del grande avo che si stava avviando
in quegli anni nelle sale monumentali del piano nobile.
Già Vasari nota il rapporto tra la Madonna della scala e lo
stile di Donatello: "volendo contrafare la maniera di Donatello,
si portò sì bene che par di man sua, eccetto che si
vede più grazia e più disegno". Ma il rapporto
di Michelangelo con Donatello appare, già in quest'opera così
giovanile, personale, intenso, senza dubbio di rottura: una rivisitazione
affascinata, ma già polemica e di congedo.
Nonostante le dimensioni limitate, l'opera ha un respiro monumentale,
con la figura femminile che occupa tutta l'altezza del rilievo, da
un margine all'altro. Rimane ambiguo il significato sia della scala
che dà il nome al rilievo sia dell'azione dei bambini: due
in atteggiamento di danza e due che sembrano tendere un drappo dietro
la Madonna.
La data del rilievo, considerato tradizionalmente, fin dal Vasari,
opera dell'adolescenza di Michelangelo, è stata ed è
molto discussa: pare tuttavia da confermare una collocazione introno
al 1490, prima della Battaglia dei centauri. |
| |
| BACK |
| |
| |
|