|
|
| |
Nella
raccolta dei bozzetti della Casa Buonarroti ha particolare spicco
questa terracotta, la cui autografia michelangiolesca è accettata
da gran parte degli studiosi. Il bozzetto si presenta nella forma
attuale a seguito della ricomposizione di alcuni frammenti effettuata
nel 1926, secondo il progetto di Johannes Wilde e per disposizione
dell'allora soprintendente alle Gallerie Giovanni Poggi.
L'opera è stata spesso messa in rapporto con la commissione
medicea per una grande scultura raffigurante Ercole e Caco, che doveva
affiancare il David davanti a Palazzo Vecchio. Di questa tormentata
commissione a Michelangelo si trovano tracce documentarie a partire
dal 1506; ma nel 1525, quando si riprese a parlare concretamente del
progetto, fu interpellato Baccio Bandinelli. Dopo la cacciata dei
Medici, la Repubblica fiorentina diede di nuovo incarico a Michelangelo,
nell'agosto del 1528, di scolpire le due figure, ma l'artista ben
presto mutò soggetto, dando preferenza al tema Sansone e i
filistei. Con la fine della Repubblica e il ritorno dei Medici, la
commissione fu affidata definitivamente al Bandinelli, che terminò
nel 1534 il suo gruppo colossale, raffigurante appunto Ercole e Caco.
Già nel 1928 Wilde aveva dimostrato l'impossibilità
di collegare il bozzetto della Casa Buonarroti con la suddetta commissione:
infatti le proporzioni della terracotta gli apparivano incompatibili
con quelle del blocco di marmo che doveva essere usato per l'opera.
Lo stesso Wilde proponeva invece un rapporto del bozzetto con la tomba
di Giulio II, considerandolo uno studio per un gruppo allegorico che
avrebbe dovuto fare da pendant alla Vittoria, scolpita probabilmente
tra il 1527 e il 1530 e attualmente esposta nel Salone dei Cinquecento
in Palazzo Vecchio a Firenze. |
| |
| BACK |
| |
|