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Comunicazione di Pina Ragionieri, Presidente della Fondazione Casa Buonarroti, alla presentazione del restauro del Dio fluviale di Michelangelo, tenutasi nel Cenacolo di Santa Croce l’11 luglio 2017

Il Dio fluviale in Casa Buonarroti

La Casa Buonarroti ha da oltre cinquanta anni il grande privilegio di ospitare ed esporre nel suo museo il Dio fluviale, emozionante capolavoro di Michelangelo, unico davvero per la sua natura e per la sua storia. Si tratta infatti di un “modello”, come si sa, destinato a quadruplicarsi in sculture da porre a ulteriore ornamento delle due tombe dei duchi nella Sagrestia Nuova. Michelangelo ne eseguì anche un altro, ormai perduto. I due pezzi, collocati alla base della tomba di Lorenzo e definiti da Anton Francesco Doni “stupende bozze di terra” (1552), sono presenti anche in un noto disegno di Michelangelo, conservato al Louvre: anch’esso un “modello”, questo foglio chiarisce il meraviglioso progetto dell’artista per la Sagrestia Nuova, non attuato per i vari motivi che lo costrinsero a prendere nel 1534 la via di Roma, per un viaggio destinato a essere senza ritorno; nel tormentato completamento dell’arredo interno se ne tenne però conto.
Di proprietà dell’Ammannati, che l’aveva ricevuto in dono da Cosimo I, il grande modello fu donato all’Accademia delle arti del disegno nell’aprile del 1583, e restò a lungo misconosciuto, tanto che l’attribuzione a Michelangelo è questione dibattuta e quasi sempre accettata non prima dell’inizio del secolo scorso. Chiamato a Firenze per dirigere la Casa Buonarroti, Charles de Tolnay riuscì a ottenere l’opera in deposito dalla Soprintendenza competente nel dicembre del 1965, e la collocò nel suo museo, in un vano non grande, però da sola, con effetti di suggestione che misero di nuovo in evidenza dopo un lungo oblio il suo altissimo valore. Attualmente il Dio fluviale è esposto al primo piano del museo insieme al Modello per la facciata di San Lorenzo nella “Sala della fabbrica di San Lorenzo”.
Ritirato dall’Ufficio Restauri della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze nel dicembre del 1986 per un intervento di conservazione, quando tornò in Casa Buonarroti mi fu raccomandato di non movimentare in alcun modo un’opera molto fragile, tanto che mi guardai bene dallo spostarla al piano terreno nel nostro spazio espositivo, nell’occasione della mostra “L’Adolescente dell’Ermitage e la Sagrestia Nuova”. Per gli stessi motivi di conservazione è stato eseguito in loco il recente restauro, teso anche a rendere più stabile un oggetto d’arte così prezioso e raro, al quale la Casa Buonarroti è riuscita a dare per più di mezzo secolo visibilità nazionale e internazionale.

Pina Ragionieri
Presidente della Fondazione Casa Buonarroti

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