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Questo pezzo è l'unico modello
preparatorio di grandi dimensioni per una scultura, autografo di
Michelangelo, giunto fino a noi. E' il progetto per una statua per
la Sagrestia Nuova, dove l'artista lavorò dal 1521 al 1534,
anno in cui lasciò interrotta l'impresa al momento della
sua partenza definitiva per Roma.
Michelangelo aveva previsto di inserire sul pavimento della Sagrestia
Nuova, sotto le tombe dei duchi Giuliano e Lorenzo dei Medici, quattro
statue, raffiguranti divinità fluviali. L'opera in cui il
Dio fluviale della Casa Buonarroti è il modello avrebbe dovuto
essere collocata ai piedi della tomba di Lorenzo dei Medici, sulla
sinistra; il foglio che contiene il progetto per il compagno di
destra si conserva al British Museum. Un passo dei "Marmi"
di Anton Francesco Doni - nel quale all'interlocutore che chiede:
"Che stupende bozze di terra son queste qui basse?", l'accademico
fiorentino risponde: "Havevano a esser due figuroni di marmo
che Michelagnolo voleva fare" - permette di dedurre che i due
grandi modelli si trovavano ancora, intorno alla metà del
secolo, sul pavimento della cappella.
Assai raramente Michelangelo fece ricorso a modelli di grandi dimensioni
per le sue sculture; in questo caso si sa che fu Clemente VII, il
papa committente, a richiedergli esplicitamente, per le statue della
Sagrestia Nuova, modelli in grandezza naturale, la cui esecuzione
poteva essere affidata, almeno in parte, ad altri. Ma queste personificazioni
dei fiumi rimasero tuttavia allo stadio di progetto.
L'emozionante Dio fluviale della Casa Buonarroti, rappresentato
come una figura semidistesa, testimonia ancora una volta l'interesse
sempre presente in Michelangelo per la statuaria antica. Infatti,
nel mondo classico le personificazioni dei fiumi corrispondevano
a figure maschili giacenti. Del 1590 è la notizia di un primo
restauro dell'opera che rimase per secoli di proprietà dell'Accademia
del Disegno. Col passare del tempo si persero però le nozioni
tanto della sua importanza, quanto della paternità michelangiolesca.
Il merito della riscoperta e dell'attribuzione a Michelangelo (1906)
spetta allo storico dell'arte Adolf Gottschewski e allo scultore
Adolf Hildebrand. |