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Il
"traslocamento" del David da piazza della Signoria all'Accademia
di Belle Arti avvenne tra il 31 luglio e il 4 agosto 1873, utilizzando
il carro ideato dagli ingegneri Porra e Poggi, del quale la Casa Buonarroti
possiede questo accurato modello originale. La statua fu sistemata
all'interno del carro in posizione verticale, con la parte inferiore
racchiusa in una cassa di legno assicurata alla base, alle ginocchia
e alla parte superiore delle gambe; forti molle spirali in acciaio
furono collocate nell'apparato di sospensione, per evitare le scosse;
il carro si muoveva su rotaie, con apposito piano girante per affrontare
gli angoli delle strade. Gli apparecchi erano stati approntati nelle
officine delle Strade Ferrate Romane. Il trasporto durò cinque
giorni perché, a causa del caldo, si poté lavorare soltanto
dalle quattro alle undici del mattino. Era l'ultimo atto di una operazione
causata da fondate preoccupazioni conservative: forse il primo caso
di rimozione di un'opera d'arte dall'esterno per motivi di questo
genere.
(Vale la pena di ricordare che la "imperfectione del marmo"
era stata notata fin dall'inizio, nel dicembre del 1504, quando cioè
si doveva decidere la collocazione della statua terminata da poco,
tanto che si prospettò la possibilità di ricoverarla
sotto la Loggia dei Lanzi in piazza della Signoria. Ma il David trovò
la sua prima sistemazione davanti a Palazzo Vecchio, dove nei secoli
subì alcuni oltraggi, essendo stato preda tanto del fulmine
quanto delle violenze di strada, anche politiche).
L'impresa di trovare al colossale capolavoro una degna sistemazione
che lo sottraesse alle intemperie era resa ardua anche dal fatto che
l'opera appariva da sempre parametro di bellezza e simbolo eccelso
della città. Già nel 1846 il marchese Nerli, direttore
del Genio Civile in Toscana, aveva proposto di porlo al riparo, sostituendogli
un "getto di bronzo, da commettersi al regio fonditore Clemente
Papi". Il progetto, giudicato allora troppo costoso, fu ripreso
cinque anni dopo dal successore del Nerli, Alessandro Manetti, che
riscontrò nella statua "sensibili degradazioni da incutere
serio timore sulla sua sicurezza, in specie se avvenisse una qualche
scossa, anco leggera, di terremoto". Si tornò alla proposta
antica della Loggia dei Lanzi, che non ebbe seguito per le dimensioni
dell'opera; di nuovo il progetto parve arenarsi, e per più
di dieci anni il David rimase dov'era, con una copertura a ripararlo
dalle intemperie. Nel frattempo Clemente Papi aveva eseguito la prevista
fusione in bronzo, che nel 1875 sarebbe stata sistemata su un monumentale
basamento al centro del piazzale Michelangelo. Infine, nel 1866 fu
costituita una commissione che propose svariati ricoveri, tra cui
il "grande salone" dell'appena costituito Museo del Bargello
e due diverse sistemazioni all'interno del complesso di San Lorenzo;
vinsero la partita i grandi spazi esistenti all'interno dell'Accademia
di Belle Arti, dove, nel 1875, il David fu al centro della mostra
più importante delle celebrazioni michelangiolesche, per trovare
poi la destinazione definitiva nel 1882, nella Tribuna ivi allestita
nel frattempo da Emilio De Fabris. |
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