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Michelangelo fanciullo scolpisce la testa del FaunoLa scultura, donata alla Casa Buonarroti dalle Edizioni Cremonese nel 1989, reca sulla base, oltre all'iscrizione "Michelangiolo", la firma del suo autore, ma non è datata. L'opera, inedita fino al suo ingresso in Casa Buonarroti, testimonia la fortuna di un soggetto più volte replicato nella bottega degli Zocchi, e qui narrato con quella speciale grazia e rifinitura che da una parte si rifaceva all'agiografia degli uomini illustri e dall'altra agiva a gara con i continui progressi dell'arte fotografica (si noti per esempio la calligrafica riproduzione dei vari tessuti indossati dal fanciullo).
Cesare Zocchi, scultore di monumenti sparsi per l'Italia a cavallo tra Ottocento e Novecento, raffigura qui un celebre episodio dell'adolescenza di Michelangelo, narrato nelle Vite del Vasari e del Condivi ed effigiato in un affresco di Ottavio Vannini nella Sala di Giovanni da San Giovanni in Palazzo Pitti: l'artista fanciullo, nel giardino di San Marco, scolpisce una testa di fauno a imitazione di un marmo antico e in questa occasione viene notato da Lorenzo il Magnifico. La maschera di fauno che compare nell'opera dello Zocchi riproduce quella conservata un tempo alla Galleria degli Uffizi e ritenuta la più antica opera di Michelangelo.
La maschera, già citata dal Baldinucci nelle collezioni degli Uffizi come opera di Michelangelo, fu sottratta definitivamente al catalogo dell'artista dagli studi di Hermann Grimm (1860); trasferita al Museo del Bargello, andò dispersa durante la seconda guerra mondiale.
La più nota raffigurazione di questo soggetto è quella fornita dal cugino di Cesare Zocchi, Emilio, che la replicò in numerosi esemplari a partire dal principio degli anni sessanta dell'Ottocento. Uno di questi esemplari, in marmo, è conservato alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti.
 
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