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Ritratto di Michelangelo Buonarroti il GiovaneMichelangelo il Giovane fu ospite a Roma, dalla primavera del 1629 all'estate del 1630, di Carlo Barberini, fratello di Urbano VIII. Nell'ambiente della famiglia Barberini ebbe modo di apprezzare l'abilità ritrattistica di Giuliano Finelli, dimostrata ancor oggi dai pregevoli busti presenti in Palazzo Barberini. Nel corso di quel soggiorno, Michelangelo il Giovane verosimilmente commissionò questo suo ritratto, che fu eseguito a Roma, dal vivo, e pagato all'autore nel 1630. La deliziosa ape posata sotto il colletto, sul risvolto sinistro della giubba, è un evidente riferimento ai Barberini e testimonia ulteriormente gli stretti legami di Michelangelo il Giovane con questa importante famiglia romana, da cui ricevette in dono reliquie e oggetti antichi e moderni. Qui Finelli rivaleggia apertamente con i massimi risultati della ritrattistica berniniana: lo scultore toscano infatti era a quella data operoso all'interno della bottega di Gian Lorenzo Bernini, che gli affidava la realizzazione dei dettagli più virtuosistici delle sue invenzioni (soprattutto i particolari dei costumi: ricami, gioielli, bottoni... ). La Descrizione buonarrotiana così registra a proposito di quest'opera, allora collocata nella quarta sala secentesca, detta "Studio": "In altro armadio, è una testa e busto di marmo di Michelagnolo il giovane, di mano di Giovanni [sic] Finelli da Carrara, allievo del Bernino, fatta con meravigliosa squisitezza; e '1 marmo lavorato come cera, potendosi dire che in Firenze non ci sia la compagna": un giudizio confermato tre secoli dopo da Antonia Nava Cellini, che definisce questo ritratto "uno dei busti più belli dell'epoca".
 
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